Il 2017 è iniziato con la nascita dei Piani Individuali di risparmio PIR, uno strumento finanziario nuovo che offre vantaggi ai risparmiatori e all’economia italiana.

E’ già iniziata la corsa di banche e altri intermediari per far investire i loro clienti in questi prodotti. Come tutte le scelte di investimento da fare, prima di sottoscrivere ed impegnarsi per il futuro è opportuno capire  ciò che ci stanno proponendo e non sempre otteniamo dagli operatori quella chiarezza che desideriamo ricevere.

Per farti capire meglio, inizio col dirti che i Piani Individuali di Risparmio PIR sono dei contenitori fiscali, pensati ad hoc dal governo. L’obiettivo è quello di riuscire a trasferire una parte del risparmio degli italiani alle imprese e all’economia reale italiana.

Ma vediamo cosa sono questi Piani Individuali di Risparmio PIR in questo video realizzato da una banca.

Ricapitolando il video possiamo dire che:

i Piani individuali di risparmio PIR, sono dei contenitori fiscali dove ciascuna persona fisica, quindi no società, può investire e usufruire di importanti agevolazioni fiscali che sono:

  • Esenzione fiscale dei rendimenti, cioè non si paga la ritenuta del 26%, rispettando la durata prevista che è 5 anni;
  • Esenzione dalla tassa di successione, significa che sulle somme investite nei PIR non si applica l’imposta sulle successioni.

Perché il governo italiano ha introdotto questa importante riforma a sostegno dell’economia italiana?

Il sistema economico Italiano è un paese basato sulle Piccole e Medie Imprese (PMI).

Per farti capire quanto è grande una PMI ti riporto in questa tabella i criteri di classificazione delle imprese secondo la Commissione Europea:

Classificazione imprese

Al 31/12/2015 in Italia c’erano circa 137 mila Piccole e Medie Imprese (PMI) e il numero è iniziato a crescere nuovamente rispetto agli anni prima.

pmi italia

Oltre ad essere basato sulle PMI, il sistema economico italiano è anche banco-centrico, ovvero le aziende dipendono molto dalle banche. In altre parole, non hanno molto capitale proprio e dipendono molto dal credito bancario.

Pensa che oltre il 92% dei finanziamenti all’economia viene dalle banche contro il 30% degli USA. In altre parole significa che se un’azienda italiana vuole fare investimenti deve rivolgersi alle banche.

Negli ultimi anni, a causa della crisi economica, le banche non hanno concesso il credito tanto atteso e sperato dalle politiche monetarie della Bce. Queste ultime invece sono servite, in alcuni casi, solo a sistemare i bilanci delle banche e non ad aiutare l’economia reale e la situazione si è aggravata.

La mancanza di capitale inoltre non permette alle PMI di svilupparsi, fare nuove acquisizioni, crescere e diventare più grandi.

Era quindi necessario creare qualcosa che facesse arrivare più soldi a queste aziende e per questo sono nati i Piani Individuali di Risparmio PIR.

La classica domanda che a questo punto viene facile chiedersi è: ma queste aziende come sono andate negli ultimi anni?

Come è andato il mercato delle PMI in Italia?

Da un’analisi interna di Assogestioni, che è l’associazione italiana dei gestori del risparmio, mettendo in raffronto tre indici:

  1. quello delle società a media capitalizzazione (Ftse Mid Cap);
  2. quello delle 50 aziende più capitalizzate in Europa (Eurostoxx 50)
  3. quello delle migliori 40 aziende italiane (FTSEMIB)

è emerso che il mercato PMI Italia, nel periodo dal 2009 al 7/2/17, è quello che ha avuto una risultato migliore rispetto agli altri due mercati confrontati così come appare dal grafico seguente:

Andamento PMI

Conviene quindi investire nei Piani Individuali di Risparmio PIR?

Senza lasciarti influenzare da andamenti e rendimenti passati, i punti che devi attenzionare quando vuoi investire i soldi, a prescindere se li investi in un PIR o meno, sono essenzialmente 3:

  1. Il tuo profilo di rischio: L’investimento in un PIR, al pari di qualunque altro tipo di investimento che vuoi fare, va sempre valutato in relazione al proprio profilo di rischio e alle tue aspettative di rendimento.
    Cosa vuol dire? Vuol dire che possono esserci gradi diversi di rischiosità dei PIR a seconda di quanta parte del patrimonio viene investita in azioni. Di conseguenza ci sono PIR con combinazioni differenti tra azioni e obbligazioni. Meno componente azionaria c’è, più tranquillo è l’investimento.
    In ogni caso il criterio della diversificazione è fondamentale.
  2. La Disponibilità: sapere quanta parte del tuo patrimonio totale puoi destinare in un PIR.
  3. L’orizzonte Temporale: ovvero per quanto tempo puoi lasciare a disposizione quella somma investita.

Quali sono i Vantaggi fiscali offerti dai Piani Individuali di Risparmio PIR?

Il principale vantaggio è la detassazione completa dei rendimenti, cioè non si paga il 26%. Un’esenzione che nemmeno i titoli di stato hanno, i quali sono tassati al 12,50%, mentre i PIR, tenendo i soldi almeno 5 anni sono esenti da tassazione.

Lo stato rinuncia alle tasse al fine che il risparmio giunga alle imprese private.

In altri termini è come se lo stato ti stesse dicendo: “guarda che tu puoi fare qualcosa di importante per l’economia del paese ed è talmente importante che anch’io faccio la mia parte. Se tu investi i tuoi soldi nell’economia italiana, in quelle imprese che dovrebbero dare lavoro ai tuoi figli e ai tuoi nipoti, io non ti tasso i guadagni.”

E’ un messaggio molto forte, non credi?

Oltre all’esenzione della tassazione dei rendimenti ha introdotto anche l’esenzione dalle imposte di successione. Questo significa che sulle somme accumulate nei Piani individuali di Risparmio PIR, non si applica l’imposta sulle successioni.

Come funziona il rendimento dei Piani Individuali di Risparmio PIR?

I soldi che tu investi vanno a finire in un fondo comune autorizzato come PIR. Il fondo a sua volta investirà i soldi raccolti nelle aziende scelte secondo i requisiti stabiliti dalla legge sui PIR.

Generalmente i Fondi Comuni possono essere ad accumulazione dei proventi o a distribuzione dei proventi.

In quelli ad accumulazione, i proventi che il fondo avrà saranno accumulati al capitale che avevi investito.

Quando deciderai di disinvestire, la differenza tra il controvalore delle quote al momento del disinvestimento e quanto avevi investito, costituisce il rendimento del fondo. Se sono trascorsi i 5 anni non pagherai la ritenuta fiscale prevista.

In quelli a distribuzione invece, i proventi che il fondo avrà ti verranno pagate in conto corrente in base ad una frequenza stabilita dal regolamento del fondo (ad esempio: trimestralmente, semestralmente o annualmente). Al momento del disinvestimento invece, se sono passati 5 anni, l’eventuale plusvalenza non verrà tassata.

Quanto si può investire nei Piani Individuali di Risparmio PIR?

Ciascuna persona fisica può investire un massimo di 30.000 ogni anno in un PIR con il limite di 150.000€ per ogni individuo in tutta la sua vita. Se Vuoi investire 200.000€ tutti in modalità pir non lo puoi fare. Puoi investirne 30.000 ogni anno e quando arriverai ad aver investito 150.000 dovrai fermarti.

Quanto devi tenere il PIR per usufruire dell’agevolazione fiscale?

Per poter beneficiare dell’agevolazione fiscale dovrai mantenere l’investimento PIR per almeno 5 anni.

Se disinvesti i soldi prima dei 5 anni, perdi l’esenzione fiscale e dovrai pagare la ritenuta fiscale prevista. Dopo i primi 5 anni potrai disinvestire, in esenzione fiscale, le somme investite 5 anni prima.

Chi può sottoscrivere un PIR?

Il PIR può essere sottoscritto solo da persone fisiche. Quindi non può essere sottoscritto da società. Ogni risparmiatore può essere titolare si un solo PIR.

Quindi devi sapere che se sottoscrivi un PIR con una compagnia di assicurazione, perché magari viene il nipote del tuo migliore amico a proporti di mettere da parte 50€ al mese per quando i tuoi figli saranno all’università e ti dice pure che sono esentasse, sappi che ti stai impegnando in modo molto serio. Se l’indomani troverai un’offerta allettante in una banca, sappi che non puoi investire in modalità PIR, perché già ne hai usufruito.

Quindi, prima di firmare contratti tanto per firmarli e fare contento a tuo nipote o all’amico del tuo amico oppure all’impiegato di banca, fermati un attimo e parlane con il tuo consulente finanziario perché puoi precluderti una possibilità più redditizia in futuro.

Se vuoi avere il mio parere su questo o altri argomenti
riguardanti i tuoi risparmi, prenota una consulenza gratuita

Alla prossima.

P.S. Dimmi cosa ne pensi di questa novità scrivendo un tuo commento qui sotto. Inoltre se l’articolo ti è piaciuto, condividilo sui social network, non ti costa nulla  😉

4 commenti
  1. antonio francesco russo
    antonio francesco russo dice:

    Grazie sono state delle informazioni interessanti ed esaustive,comunque converrebbe saperne di più per fugare ogni dubbio.Grazie
    Antonio francesco russo

    Rispondi
  2. I. Camuto
    I. Camuto dice:

    Trovo l`argomento molto interessante ed innovativo ad investire nei piani individuali di risparmio pir.
    Cosi si creano nuovi posti di lavoro.

    Con i migliori saluti

    Rispondi
    • Salvatore Passè
      Salvatore Passè dice:

      Ciao e grazie per il commento.
      Sicuramene è uno strumento innovativo per l’Italia, soprattutto per la possibilità di non pagare la ritenuta del 26% rispettando i tempi previsti.
      Continua a seguirmi. Rimango a disposizione, un saluto!

      Rispondi

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